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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Quando si dice essere coerenti...
MessaggioInviato: lun 25 lug 2016, 15:41 
Filosofo
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Iscritto il: mer 3 mar 2010, 16:35
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Riporto una bellissima e più che condivisibile lettera di Vittorio Dotti, per ora comparsa solo su 'Il Vascello'.

Quando si dice la coerenza dei nostri amministratori.....
Cita:
Il Rally: ennesima scarburata di Galimberti

Gianluca Galimberti è un uomo onesto e un caro amico, ma da quando è stato eletto sindaco di Cremona incorre sovente in ‘sviste’ di sostanza e d’immagine, che stanno vieppiù raffreddando l’ardente entusiasmo con cui tanti cremonesi – io fra quelli – l’avevano sostenuto e votato. Senza qui giudicare la più che dubbia trasparenza del suo operato nella (pessima) gestione della vicenda inceneritore (asse portante del suo impegno elettorale), mi limito ora a esternare alcune considerazioni in merito alla concessione dei permessi per la passerella che si è snodata sabato notte in Piazza del Comune, contravvenendo all’impegno, assunto da Gianluca stesso e dall’intera sua Giunta, di non concedere più la nostra splendida piazza per manifestazioni consimili.
La prima ragione è che queste esibizioni patetiche asseverano in modo subliminale il mito dell'automobile (di cui evidentemente anche molti ecologisti sono imbevuti), spacciando per naturale il mezzo meccanico e trascurando la sostanziale eterogeneità dell'uomo che 'guida' e della macchina che – con sempre minore possibilità di controllo – 'lo guida'. Con le parole del sociologo Guido Viale: “L'automobile non è soltanto un apparato tecnico, un mezzo di trasporto, un bene di consumo, ma si presenta ormai come la matrice di un sistema di rapporti con gli altri uomini, con l'ambiente fisico e con noi stessi che domina tanto l'organizzazione della vita quotidiana quanto la produzione del pensiero: una struttura dell'esistenza tanto pervasiva quanto inconsapevolmente accettata come una nostra 'seconda natura'”.
Un'altra ragione consiste nel fatto che l’automobile da corsa incarna l'ideologia suicida della velocità: “Attribuiamo più valore alla velocità che alla stessa vita umana” (George Orwell). E, secondo l'urbanista-sociologo Lewis Mumford: “La velocità è la droga che i fabbricanti di automobili spacciano per stordire gli adolescenti (...). Come la marijuana, l'eroina e l'acido lisergico, la velocità è il mezzo con cui la tecnologia scientifica propone di superare la nausea esistenziale che ha le sue radici proprio nello sviluppo squilibrato di quella stessa tecnologia”.
E non è tutto: alla deturpazione del paesaggio e al disfacimento dell'habitat, sempre più invaso dai tappeti di bitume stesi per venerare le nostre Vacche Sacre, si aggiunge l'inquinamento che quelle vacche – ingrate! - producono senza ritegno. E non tralasciamo – anche se oramai ne siamo assuefatti – i bollettini bellici degl'incidenti: 20 milioni di morti (!) nel XX secolo.
Infine – chi sa perché tendiamo sempre a rimuoverlo – l'industria automobilistica favorisce lo sfruttamento dei popoli del Terzo Mondo, sia defraudandoli del petrolio (conducendo guerre criminali o imbastendo intrighi ignominiosi coi despoti locali), sia arraffando a costi irrisori, ieri la gomma, oggi alluminio, platino, bauxite e quant'altro!
Tutto ciò può sembrare l'assioma delirante di un fondamentalista irreconciliato con lo spirito della modernità; ma leggiamo cosa scrisse nel 1971 Aurelio Peccei, un manager di spicco della Fiat, in un articolo significativamente intitolato “Il crepuscolo di un idolo”: “L'assurda situazione delle nostre città (...) è legata a un blocco di mentalità. (...) L'automobile vive i suoi ultimi anni di gloria in quanto bene personale, proprietà privata, espressione di status sociale. Non c'è dubbio che il mezzo di trasporto individuale, che occupa spazio e inquina le aree geografiche in cui passiamo la parte più importante della nostra vita, è un anacronismo. L'automobile deve diventare semplicemente un bene d'uso con le seguenti caratteristiche: massima sicurezza, minimo inquinamento, minimo ingombro.” E ancora: “Bisogna scegliere fra la crescita della mobilità (motorizzata) e l'elevamento della qualità della vita; (...) non è possibile avere una numerosa popolazione che gode, insieme, di un elevato livello di vita e di una elevata mobilità. (...) La razionalità dovrà imporsi sull'efficienza; (...) occorre prendere in esame fattori diversi dal puro e semplice profitto.” Lo ripeto: a condurre queste riflessioni non fu un ecologista bolscevico, bensì un manager della Fiat. Ma a Torino (Fiat) a Wolfsburg (Wolkswagen) a Detroit (Ford) seguirono alla cieca il mero profitto, coi begl'esiti sociali, ambientali e occupazionali che oggi lacrimiamo.
Ciò nonostante non riusciamo ancora ad ammettere che abbiamo scommesso sulla merce sbagliata, e continuiamo a produrre, comprare, rottamare automobili, sacrificando tempo, denaro, salute e, spesso, anche la nostra vita. Sarà sempre così, finché non riusciremo a scalfire la (sotto)cultura della mobilità privata e l'illusione paranoica di una velocità onnipotente e salvifica. “L'aumento esorbitante del numero degli autoveicoli è una tendenza congenita in una società consumistica e alienata, che trasforma l'indipendenza, l'autonomia, la velocità e il successo in feticci egoistici. (...) La gente (che vive in questa società) non ha scelto soltanto l'automobile, ma anche le multinazionali, i leader e i giudizi della più vasta e più distruttiva industria capitalistica” (Hosea Jaffe, storico e sociologo africano).
Potrei proseguire ancora, con citazioni e considerazioni, ma quanto detto basta per deprecare la scelta irragionevole del sindaco Galimberti, del tutto in antitesi coi suoi proclami preelettorali e con i pronunciamenti della giunta da lui presieduta. Per cui, concludendo, assegno al prof . Galimberti il compito estivo di riflettere sui suoi errori, di sostanza e d’immagine, sì da presentarsi in settembre agli esami di riparazione con in mente idee nuove e, se giudicherà sia il caso (come io credo!), con qualche nome nuovo e meno compromesso fra le file ormai esauste dei decrepiti dirigenti del Comune di Cremona.

Vittorio Dotti


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 Oggetto del messaggio: Re: Quando si dice essere coerenti...
MessaggioInviato: sab 30 lug 2016, 14:15 
Guru
Guru

Iscritto il: mar 16 mar 2010, 14:54
Messaggi: 1747
L'ho letta in maniera VELOCE però bella!
A parte l'ironia, condivisibile in pieno...! Quando la gente verrà toccata da qualche "normale" evento naturale -piogge, venti, siccità, ecc.- (non è un augurio), forse si sveglierà e per qualche mese dopo, si sforzerà di fare scelte lievemente più sostenibili...

Davide


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